Giù le mani da Tommaso Lisi

Posted by – 5 Febbraio 2019

L’invito è espressamente rivolto a un certo Dante Cerilli direttore di Pagine Lepine, un opuscoletto annuale di 40 paginette pomposamente chiamato “rivista”, che nell’ultimo numero del 2018 si cimenta in ben due recensioni. Una la tralasciamo perché non abbiamo contezza del libro di cui parla. L’altra, oggetto del presente avviso, è dedicata alla poesia di Tommaso Lisi.
Una recensione infarcita di inesattezze, di luoghi comuni, di banalità a dir poco sconcertanti: tutta imperniata sulla centralità se non sulla prevalenza della “parola” nella poesia di Tommaso Lisi. Niente di scandaloso se lo stesso Tommaso Lisi nella sua ultima raccolta Lo stradire della poesia non avesse scritto una sorta di elogio dell’afasia per pervenire a una poesia senza parole. Questo blog lo ha tempestivamente segnalato circa un anno fa.
Tommaso Lisi è un poeta vero. I suoi versi riescono a dire o almeno ad accennare quello che nessun filosofo, nessun critico e tanto meno nessun pedante e nessun professorino riesce a pronunciare.
I recensori della domenica sono pregati di tenersi alla larga.

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