Invito alla sobrietà

Posted by – 8 Maggio 2020


Tra le tante frasi che si sentono in questa tremenda e ancora oscura situazione spicca per quantità ed enfasi:


“torniamo alla vita di prima”


in tutte le possibili accezioni e varianti di necessità, di volontà, di temporalità.
Ma non è stata proprio la nostra vita di prima a portarci a questa apocalisse?
Com’era la nostra vita di prima?
Non mi piacciono le generalizzazioni, ma a volte sono necessarie e comunque chi non si riconosce può sempre dissociarsi e proporre i suoi propri personali distinguo.
Anzi, per evitare equivoci, ne parlo in prima persona, non per assurgere a modello o esempio, ma semplicemente per sgombrare il terreno da ogni equivoco.
Allora la domanda giusta a questo punto diventa:


“com’era la mia vita di prima?”

La mia era una vita in cui spendevo più di quanto guadagnavo.
In cui desideravo più di quello che potevo permettermi.
In cui inseguivo mete irraggiungibili.
In cui parlavo di cose di cui avrei dovuto tacere.
In una parola, una vita sovradimensionata.

Allora?
Allora voglio ritrovare la sobrietà dei nostri genitori, che dopo la guerra hanno saputo ricostruire le loro città, le loro case, i loro destini e insieme hanno ricostruito un intero paese, hanno fatto sacrifici, hanno risparmiato pensando al futuro.
Voglio ritrovare la sobrietà dei partiti, dei sindacati, delle associazioni di categoria e di quelle di base che hanno rifondato un paese e una comunità distrutti sulla base di principi, di valori e interessi comuni.
Voglio ritrovare la sobrietà dell’arte e della letteratura, del cinema e della musica che hanno radicato le loro opere nella realtà e anche quando prospettavano fughe in avanti lo facevano con i piedi per terra.

Solo così, e qui vi invito a unirvi a me, possiamo reinventare una “vita nuova”.
Una vita all’insegna della sobrietà.
Sobrietà del linguaggio, dei pensieri, degli stili di vita, dei comportamenti, degli amori e degli affetti, dei sentimenti e delle emozioni.

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