Raffiluccio

Raffiluccio era un giovanottone alto e forte che soffriva periodicamente di attacchi epilettici che gli lasciavano il segno nei periodi di calma con alcuni tic, primo fra tutti quello agli occhi che sbatteva continuamente a ritmi velocissimi. La malattia, la miseria e la tragedia familiare lo avevano lasciato ai margini della società: non era andato a scuola, non aveva un lavoro fisso, ma si arrangiava alla giornata con piccoli lavori di facchinaggio per i negozi e vendendo caramelle nel cinema parrocchiale.
Eppure, anche Raffiluccio ebbe, a cavallo degli anni ’60, un suo momento di gloria.
Tra le tante mansioni che espletava c’era anche quella di tenere in custodia le chiavi della sezione DC dove era stato installato da poco un apparecchio televisivo.
Raffiluccio andava lì di buon’ora, apriva la porta, metteva a posto banchi e sedie, accendeva l’apparecchio a valvole e si metteva all’ingresso a controllare l’entrata degli spettatori che, in teoria, era consentita solo ai tesserati e ai loro parenti.
Ma i suoi compiti e la sua importanza andarono presto ben al di là dei compiti “istituzionali”. Raffiluccio era uno dei pochi a saper manovrare le manopole dell’apparecchio: non solo accendere e spegnere, alzare il volume o regolare la luminosità, ma anche risolvere un guasto, eliminare un’interferenza, fronteggiare un improvviso e ricorrente accavallarsi di immagini. Operazioni, queste, che si facevano accedendo alle manopole poste nel retro dell’apparecchio, considerate no-limits per gli altri fruitori. Gli interventi di Raffiluccio erano invece richiesti a gran voce, sempre risolutori, spesso acclamati.
Poi, lentamente, l’attenzione si spostò dagli aspetti tecnici, esterni, ai meccanismi interni del fenomeno televisivo.
Fu Raffiluccio il primo a rilevare la periodicità delle trasmissioni, il loro collocamento in certe fasce orarie, il succedersi ordinato dei programmi.In questa nuova veste il capolavoro di Raffiluccio fu l’intuizione della scansione periodica degli annunci pubblicitari di Carosello, una rubrica seguitissima, uno spettacolo nello spettacolo, che andava in onda dopo il telegiornale delle 20 e prima dei programmi di prima serata. Suo carattere costitutivo (apparentemente esterno, ma a ben vedere ideologico) era proprio la periodicità quasi costante con cui uno stesso gruppo di annunci veniva presentato. Questo dipendeva dalla disponibilità degli spazi pubblicitari e dalla quantità di richieste da parte degli inserzionisti che erano scaglionate nel tempo attraverso un meccanismo di reiterazione.
Per gli spettatori più ingenui la voce dell’annunciatrice che rinviava a una data lontana la visione degli stessi pezzi era come il pronunciamento della Sibilla, misterioso e inconoscibile. Non così per Raffiluccio che contando sulle dita i giorni che intercorrevano tra un appuntamento e l’altro scoprì l’immutata periodicità: erano nove, sempre nove, i giorni di intervallo! Così, quando ne fu sicuro, una sera in cui la sala era stracolma di spettatori, Raffiluccio si mise di punta ad aspettare il momento in cui, in chiusura, gli speaker annunciavano:”… vi hanno presentato Carosello e vi danno appuntamento per…” e con un anticipo perfetto annunciò la data esatta che poi venne puntualmente confermata dallo speaker. Fu un trionfo. Grida di ammirazione si propagarono per la sala.
Raffiluccio divenne un idolo, anche se di rimessa, della tv. L’esperimento funzionava sempre. Ormai gli altri spettatori la chiedevano direttamente a Raffiluccio la data di messa in onda di quel Carosello e Raffiluccio non sbagliava mai. O, meglio, la televisione, diceva la stessa data annunciata da Raffiluccio!
Ci prese gusto Raffiluccio e ogni sera sfidava se stesso e la sua arte divinatoria ritardando sempre di più il suo pronunciamento o buttandolo là con indifferenza sapendo che tutti lo aspettavano al varco del suo primo errore. Errore che capitò, ma non per colpa sua bensì per l’incongruenza della televisione. Successe infatti che alcune volte (molto rare in realtà, ma sempre in coincidenza di periodi “morti” per la pubblicità) l’intervallo di presentazione dello stesso gruppi di annunci fosse più breve, sconvolgendo le previsioni di Raffiluccio che veniva contraddetto dallo speaker che annunciava una data diversa dalla sua o, addirittura, se ne usciva con un incomprensibile “... e vi danno appuntamento alle prossime trasmissioni“. Fu come una doccia gelata, una mazzata improvvisa e dura che gettò lo scompiglio nella sua mente e gli fece scoppiare il cuore ascoltando i ghigni di irrisione della platea. Scoprì così com’era effimera la sua gloria, quanto poco bastava per trasformare l’ammirazione in derisione, com’era facile riaprire la cicatrice mai guarita dell’emarginazione.
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