Tutte le strade non portano a Coreno

Riportiamo, per gentile concessione dell’autore, un articolo interessante e documentato di Gaspare Biagiotti sulla “fantomatica” Via Herculanea pubblicato sul numero 3/2010 de “La Serra”:

Viaggio molto lungo e di strada cattiva
Così Cicerone descrisse il viaggio da Sinuessa verso la sua Arpino; 2000 anni dopo è impensabile credere all’assenza delle odierne arterie che dalla costa tirrenica partono verso l’entroterra ciociaro per le città romane di Interamnas, Aquinum, e Casinum con il mare, e ci domandiamo con curiosità quale potrebbe essere il percorso seguito. Dalla città di Sinuessa e di Sessa, percorso scomodo ma antico è l’attraversamento per la valle di Suio, Sant’Andrea e Sant’Ambrogio, al di là dei nostri monti Aurunci, sulla sinistra del corso del Garigliano che porta all’antica Casinum che suggerisce la prima soluzione.
Una seconda via alternativa potrebbe essere quella fantastica Herculanea, che dall’Appia, passando per S.Croce arrivava a San Germano? Quella via cioè, di cui parla anche Erasmo Gesualdo (in Osservazioni critiche del 1754) e che Cicerone stesso definisce “illa via vendibilis Herculanea multarum et deliciarum magnae pecunia”: questa oggi potrebbe più o meno coincidere con la SS 630, cioè la via che collegava la via Appia e la via Casilina (il nome Ercolanea, potrebbe derivare dal tempio di Ercole, forse esistito accanto alla chiesa di S.Michele ad Ausonia). Molti studiosi locali (tra cui Angelo Nicosia, e non ultimo Albino Cece) confutano questa tesi ricordando il riferimento con l’omonima strada che collega Baia con Pozzuoli.
La stretta di Ausonia, e con essa il passaggio delle Alte (Aote), erano in realtà un ostacolo naturale che non lascia pensare ad una strada di facile percorribilità su ruota. Tant’ è che molto più tardi, la situazione morfologica del passaggio non conferma le parole di Cicerone; nella documentazione preparata dalle autorità napoletane nel 1796 per studi militari, infatti si legge: <<da Mola per le montagne delle Fratte si può passare nelle pianure di S.Giorgio e Pignataro ed indi a S. Germano. Questa strada per otto miglie è disastrosa, appena trafficabile con bestie da soma, né è riducibile in tempi limitati a trasporto dell’artiglieria, tutto che vi si possa passare troppo leggera (Parisi – Piano delle circostanze locali dall’entrata nel Regno per Terracina.)>>. Anche da carte militari del 1815 (Coletta) si evince che i sentieri per Fratte sono pericolosi e non adatti alla ruota dell’artiglieria. Così nel 1832 nasce l’esigenza, anche politica, di costruire una strada tra Mola e S. Germano ed iniziano gli studi tecnici. Arduo e difficoltoso per i tecnici la barriere delle Aote, ma paludoso e rovinoso il tratto in zona Pantano a Spigno.Nel 1835 si approva il progetto per collegare i distretti di Sora e Gaeta, ma gli studi, vanno per le lunghe, tant’è che il consiglio distrettuale di Roccaguglielma si pronuncia: <<Merita di prendersi in considerazione la strada che mena al capoluogo circondariale di Roccaguglielma, della quale è distrutta benanche l’idea di strada, malgrado la necessità della medesima, ritenuta un tempo distrettuale, tanto che pria della Civita Farnese era la sola e più atta che dicevasi per comunicare questo distretto con l’altro di Sora. Il consiglio provinciale provvegga assolutamente almeno per la ripristinazione a strada comodamente trafficabile>>.
Infine una terza soluzione, che ci tocca da vicino : <<il comprensorio montuoso (delimitato dai sentieri Scavoli (Scauri) – S.Maria Infante – Fratte e Castelforte – Suio – Roccadevandro – Sant’Apollinare – Sant’Andrea – Vallefredda) è tagliato praticamente in due da una strada comunale, certo anch’essa un sentiero naturale percorribile da pedoni, che unisce il Garigliano attraverso, Castelfore e la località Aurito, Coreno e quindi Fratte a Roccaguglielma, e alla sua scafa sul Liri. Nella direzione opposta lo stesso sentiero oltre il Garigliano continua fino a Sessa. Si tratta probabilmente del collegamento più celere e meno pericoloso tra i due distretti. (tratto da “Territorio e viabilità Lazio meridionale” di Aldo di Biasio)>>: che non sia quella esatta? Difficile ritrovare la documentazione e difficile ricostruire il tutto in un percorso tortuoso e lacunoso nella storia e nella politica di 2000 anni! Un’idea del modo di fare dell’ultimo periodo ce la dà anche Don Peppino nella sua “Storia di Coreno”: <<Per la strada rotabile Coreno – Ausonia il cui lavoro durò 10 anni, la Deputazione provinciale di Caserta nella tornata del 29/12/1873, concesse il sussidio di 9807 lire, tutte divorate da Ausonia. >>
g.b.

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