Il soffio di Partenope

Di chi parliamo quando parliamo di Cherubino Coreno?

 Le premesse per un evento sopra le righe c’erano tutte: un titolo roboante (perché scomodare la figura mitologica della sirena Partenope per un modesto oboista?), anteprime auliche su giornali amici (“il suo estro per l’arte divina della musica si accese e brillò di vivido fulgore…”), presentazioni sgrammaticate su siti collaterali (“Don Peppino visse fino alla morte, soggiunta (sic!) nel 1979…”).E così è stato.
A cominciare  dal Sindaco che prima di intervenire in pubblico dovrebbe far pace con la lingua italiana: “non mi prolungo” (sic!).
Un intervento, per fortuna, breve, con il solito richiamo al “lavoro di squadra”, al “gruppo” che, come recita un antico detto sul mal di denti, tradisce se non un imbarazzo, almeno un timore…
 
 Per continuare con l’intervento di Nilo Cardillo, l’autore della scoperta degli spartiti musicali attribuiti a Cherubino Coreno, che ha parlato di una “memoria alta e nobile” e in pochi minuti ha tracciato il filo della ricerca che lo ha condotto alla eccezionale scoperta.
Un intervento teso, documentato, ricco di spunti e di riflessioni che anche per rispetto alla memoria di don Peppino, meritano una serie di osservazioni, precisazioni e chiarimenti che potranno essere accolti sia in questa sede, sia nel lavoro di ricerca che, come ha dichiarato l’autore, continua ancora.
 
   Fino ad arrivare alla impeccabile esecuzione dei musicisti del gruppo Ensemble Barocco di Napoli (Tommaso Rossi, Raffele Di Donna, Marco Vitali, Ugo Di Giovanni, Patrizia Varone) che hanno eseguito le 5 “sonate” in programma (di cui solo 3 di Cherubino – le altre 3 non erano all’altezza?). Per onestà dobbiamo dire che al nostro orecchio profano i 3 brani di Cherubino ci sono sembrati delle “esercitazioni”, a confronto con il brano di Sammartini, per non parlare di quello (fuori programma) di Haendel.
 Finale con l’immancabile mazzo di fiori, applausi, abbracci e l’irruzione sul palco-altare dell’autoproclamato erede di Cherubino, Pasquale Coreno, che per una volta ha lasciato a casa la tuta per indossare un impeccabile vestito alleggerito dalle immancabili scarpe da tennis.Sorvoliamo sulla inutile cerimonia della lapide con una scritta prolissa e dalle forme vagamente “mortuarie”…Fin qui la cronaca dell’evento.  

 Note a margine

   

Cherubino del 1706 o Cherubino del 1713?

La ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia Coreno-Valente da parte del prof. Cardillo lascia qualche perplessità sulla presenza di 2 figli con lo stesso nome. E’ un caso raro che si verifica in caso di morte del fratello che precede. Ciò non esclude che don Peppino abbia scambiato le date di nascita dei due fratelli omonimi, anche se il percorso biografico del Cherubino del 1713 tiene: fino a 21 anni in seminario a Gaeta dove studia musica, poi il ripensamento e la decisione di andare a Napoli a continuare gli studi musicali, il matrimonio nel 1735, l’accesso all’insegnamento del flauto nel 1748, il ritiro nel 1758, mentre resta incerto l’anno della morte.

Diversamente, le notizie sul Cherubino del 1706 iniziano nel 1729, l’anno della domanda di ammissione alla Cappella Reale. Che ha fatto fino a 26 anni? Dove ha studiato? Le notizie coincidono relativamente al matrimonio (1735) e all’inizio dell’insegnamento (1748), ma poi divergono sia sulla fine (per Don Peppino insegnò per 10 anni, quindi fino al 1758) sia sulla morte che Cardillo stabilisce nel 1764.
Ma le date sono facilmente verificabili controllando gli atti di nascita e di morte dei 2 Cherubino.

   

 Coreno o Corena?

Un discorso a parte merita l’analisi delle firme autografe. Non siamo grafologi ma le 2 firme riportate sembrano diverse: la prima sembra una vera firma e si legge “Cherubino Coreno”, la seconda sembra più la scrittura di un terzo e si legge “Cherubino Corena”.

Sempre e solo di “Corena” parlano sia i libri di storia della musica (S. Di Giacomo), sia il frontespizio delle “Six Sonatas…”. Possibile che un mero errore di trascrizione grafica si sia trasformato nell’indifferenza generale in una sorta di grafia “normata”?

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