L’Abbazia di S. Vincenzo al Volturno

A meno di100 km da Coreno, sulla strada per Isernia, a circa due chilometri dalle sorgenti del fiume Volturno, sotto le Mainarde, si trova l’abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno, fondata all’inizio dell’VIII secolo da tre nobili beneventani, Paldo, Taso e Tato. Nel 787 Carlo Magno pose il monastero sotto la sua diretta protezione, emanando un privilegio contenente esenzioni fiscali e giudiziarie e l’autorizzazione alla comunità ad eleggere il proprio abate senza alcuna interferenza da parte di altre autorità ecclesiastiche. L’importanza rivestita dall’abbazia era dovuta alla sua posizione di avamposto, al confine tra il principato longobardo di Benevento e le terre conquistate dai Franchi. Nella seconda metà del IX secolo i saraceni attaccarono e incendiarono il cenobio e costrinsero i monaci superstiti a rifugiarsi presso i principi longobardi di Capua. Alla fine dell’XI secolo, a causa della minaccia normanna, il cenobio venne trasferito lungo la riva destra del Volturno in una posizione più sicura e difendibile (il cosiddetto “San Vincenzo Nuovo”). Nel corso del XIII-XV secolo iniziò la decadenza e lo sfaldamento del complesso monastico e delle sue proprietà terriere (che si estendevano in Molise, Abruzzo, Lazio, Campania, Basilicata e Puglia), che nel 1699, per volere dell’ultimo abate Innico Caracciolo, passarono sotto la giurisdizione dell’Abbazia di Montecassino.
Oggi il Monastero è affidato a 4 suore benedettine americane.
Dal 777 al 778 ne fu Abate Ambrogio Autperto, un grande teologo precettore di Carlo Magno, ricordato nel 2009 da papa Benedetto XVI come autore di un trattato Conflictus Vitiorum et Virtutum, modello di riflessione sulla ricchezza e sul rapporto dell’uomo con i beni terreni.
Alle riflessioni di Autperto è ispirato il ciclo di affreschi fatti eseguire dall’Abate Epifanio tra l’824 e l’842 nella cripta che porta il suo nome. Gli affreschi che decorano la Cripta di Epifanio sono tra le testimonianze più importanti della pittura altomedievale europea, per la qualità tecnica e formale, per la complessità dei temi raffigurati e per l’ottimo stato di conservazione.
Lo stile e i temi ricordano gli affreschi della cripta del Santuario della Madonna del Piano di Ausonia e, soprattutto, quelli della chiesa di S. Angelo in Formis.
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