Esegesi di una bufala

1. Il contesto.
La Provincia è il secondo quotidiano locale della provincia di Frosinone, in concorrenza con Ciociaria Oggi, che gode di finanziamenti regionali ed è in vendita nelle edicole della provincia in abbinamento con Il Giornale di Berlusconi. Quindi praticamente è gratis. Vita grama invece per La Provincia che vende molto meno e quindi ha meno introiti pubblicitari. Per aumentare il numero delle copie vendute e incassare qualche soldino in più La Provincia vende anche “spazi redazionali”, articoli senza firma che chiunque, pagando si intende, può acquistare.

2. L’occhiello e il titolo.
Cominciamo dall’occhiello e dal titolo che sono rigorosamente riservati alla redazione. Del ridimensionamento dell’era Corte all’epoca Corte abbiamo già detto. Resta la malsana abitudine di intestare un intero periodo storico a una persona prima che questi abbia dato prova di sé caratterizzandolo con la sua opera. Prudenza vorrebbe che si parlasse di era Corte o di epoca Corte dopo che è trascorsa e a farlo fossero gli storici e non i contemporanei. Il titolo riprende nella prima riga il titolo dell’articolo già pubblicato sul numero unico Paese Nuovo e poi lo rafforza attribuendone la paternità a… Francesco Cossiga? No. A Francesco Storace? No. A Francesco Scalia? No, a un “cittadino con le idee chiare” che passato il Belvedere non conosce nessuno.

3. Il testo.
Qui il redattore ha dato il meglio di sé, riportando 3 lunghi brani dell’articolo già uscito sul numero unico Paese Nuovo, introdotti da ben 3 verbi diversi: “dice”, “afferma”, “chiosa” e scegliendo i più contorti e illeggibili (ma questo era un compito troppo facile). Gli unici brani attribuibili al povero redattore sono il primo e l’ultimo. Il primo dice che le considerazioni del “cittadino con le idee chiare” ben si sposano con il giornale dove sono state pubblicate. Come a dire: certe cose si potevano scrivere solo sul numero unico Paese Nuovo. Ne diamo volentieri atto.
L’ultimo è quasi sibillinamente minaccioso: se volete replicare dovete aspettare l’uscita il prossimo anno del nuovo numero unico Paese Nuovo. Non con un tazebao o su internet o con un articolo su un altro giornale ma “nelle forme e con gli spazi dell’interlocutore originario”. Capito? Ma se noi non sappiamo scrivere come lui, come facciamo?

4. La grafica e le immagini.
Il lettore della Provincia che vive oltre il Belvedere desume che la foto a destra si riferisca alla persona citata con nome e cognome nel titolo a sinistra. No, quella non è l’immagine del “cittadino con le idee chiare”, ma la solita foto-tessera un po’ datata del Sindaco che (ma il lettore di fuori non lo sa) non cede mai la scena. Almeno Gargano si faceva fotografare al telefono, o al tavolo di lavoro o al microfono in un convegno…
E che dire della svolazzante didascalia che sotto due brutte foto del Municipio e di una veduta di Coreno recita: “Alcune belle immagini del team di Domenico Corte in quel di Coreno Ausonio”? Il team non è fatto di persone?

5. Il messaggio politico.
In conclusione, perché un sindaco appena eletto non con la maggioranza assoluta dei voti, invece di presentarsi come il sindaco di tutti, di lavorare per allargare il consenso, di far dimenticare l’idea del sindaco-padrone che ha caratterizzato l’amministrazione precedente, di mettere in campo un progetto di paese capace di coinvolgere tutte le forze positive del paese, spende tempo, soldi e furbizie per difendere l’intervento puerile e maldestro di un collaboratore che, senza averne titolo, sparla dell’opposizione prima ancora che questa manifesti le proprie intenzioni, la propria apertura o chiusura, la propria identità.
I portatori di voti non sono necessariamente anche intelligenze politiche o buoni amministratori! Invece di imbarcare nella giunta tutti i portatori di voti nell’ordine di importanza proporzionale alle preferenze ricevute, un sindaco ben avveduto avrebbe tentato una timida apertura all’esterno, verso professionalità più sicure, verso aree politicamente contigue, verso personalità indipendenti. Si è preferito invece pagare pegno al voto di scambio delle famiglie, delle consorterie, degli amici degli amici.
Articoli come questi li puoi ripubblicare (a pagamento, si capisce) anche sul Corriere della Sera, ma non restituiranno mai la credibilità e l’autorevolezza di cui una amministrazione appena insediata ha urgente bisogno.

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